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Invarianza idraulica e idrologica

DELIB. G.R. LOMBARDIA FEBBRAIO 2026

Deliberazione Giunta Regionale Lombardia XII/5710 del 2 febbraio 2026
DGR Lombardia XII/5710 del 2 febbraio 2026

Deliberazione della Giunta Regionale DGR Lombardia XII/5710 del 02/02/2026
La presente pagina riporta il testo ufficiale della Deliberazione della Giunta Regionale della Lombardia n. XII/5710 del 2 febbraio 2026 e il relativo Allegato L aggiornato, concernente le indicazioni tecniche costruttive e le buone pratiche per la gestione delle acque meteoriche in ambito urbano. L’aggiornamento si inserisce nel quadro normativo sull’invarianza idraulica e idrologica e fornisce un riferimento tecnico operativo per la progettazione di interventi edilizi, infrastrutturali e di rigenerazione urbana, con particolare attenzione alla sostenibilità, alla resilienza climatica e alle soluzioni basate sulla natura.
INDICE Allegato L – Testo aggiornato

Deliberazione della Giunta Regionale Lombardia n. XII/5710

Seduta del: 2 febbraio 2026
Oggetto: Aggiornamento tecnico dell’Allegato L (Indicazioni tecniche costruttive ed esempi di buone pratiche di gestione delle acque meteoriche in ambito urbano) al Regolamento regionale 23 novembre 2017, n. 7.

La Giunta regionale della Lombardia, richiamata la normativa regionale e statale in materia di governo del territorio, difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico, approva l’aggiornamento tecnico dell’Allegato L al Regolamento regionale n. 7/2017, ai sensi dell’articolo 17, comma 1-bis, del medesimo regolamento.

L’aggiornamento ha natura tecnico‑operativa, non prescrittiva, ed è finalizzato a rendere coerenti le indicazioni progettuali con i più recenti indirizzi in tema di soluzioni basate sulla natura (NBS), infrastrutture verdi (GI) e drenaggio urbano sostenibile (SuDS).



Allegato L – Indicazioni tecniche costruttive ed esempi di buone pratiche di gestione delle acque meteoriche in ambito urbano

Nel presente documento sono sinteticamente esposte indicazioni tecniche non vincolanti per la realizzazione delle infrastrutture finalizzate al rispetto degli obiettivi e dei limiti indicati dal Regolamento regionale n. 7/2017, con particolare riferimento alla loro integrazione nell’ambito delle soluzioni basate sulla natura (NBS), delle infrastrutture verdi (GI) e dei sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS).



2 – Gli obiettivi e le funzioni dei dispositivi di invarianza

I dispositivi di invarianza idrologica e idraulica che fanno riferimento alle Sustainable Drainage Systems (SuDS), per quanto riguarda la sfera eminentemente tecnica, integrano aspetti idraulici e biologici con l’obiettivo generale di ripristinare, per quanto possibile, il ciclo idrologico naturale alterato dall’urbanizzazione.

In particolare, tali dispositivi sono finalizzati a:

rallentare il deflusso lungo il percorso;
trattenere i volumi idrici in eccesso;
disperdere l’acqua nel suolo;
immagazzinare l’acqua nel sistema suolo‑pianta‑atmosfera.

Tali obiettivi vengono perseguiti mediante differenti processi che determinano le funzioni fondamentali dei dispositivi di invarianza.
Le funzioni principali sono le seguenti:

Controllo del flusso, attraverso la regolazione delle portate. I dispositivi di controllo del flusso convogliano il deflusso dalle superfici impermeabili verso i dispositivi di invarianza. Essi sono spesso costituiti da aperture che regolano il flusso e comprendono tutti i dispositivi di ingresso e di uscita dai manufatti di immagazzinamento e laminazione.

Laminazione, mediante immagazzinamento temporaneo del deflusso per la riduzione dei picchi di piena. I dispositivi di laminazione hanno la funzione di
immagazzinare temporaneamente il deflusso e rilasciarlo successivamente alla rete di drenaggio tradizionale.

Ritenzione, attraverso l’immagazzinamento del deflusso in sito per periodi medio‑lunghi, con perdite per evaporazione, evapotraspirazione e riuso. I dispositivi di ritenzione restituiscono l’acqua al ciclo idrologico naturale.

Filtrazione, finalizzata alla rimozione dei sedimenti mediante il passaggio dell’acqua attraverso mezzi porosi, quali suoli, sabbie o filtri artificiali.

Infiltrazione, mediante il passaggio dell’acqua nel suolo, con potenziale ricarica della falda. Nel contesto delle SuDS assumono particolare rilievo anche i processi di percolazione attraverso mezzi porosi non saturi.

Trattamento, attraverso l’asportazione degli inquinanti grazie a processi biologici, chimici e fisici, quali la fitodepurazione e l’attività batterica.

È fondamentale considerare come l’applicazione dei dispositivi di invarianza non debba essere vista come una somma di elementi isolati,
bensì come un sistema integrato e interconnesso, organizzato in serie o in parallelo, secondo il principio del “SuDS Management Train”.

Un elemento centrale dei sistemi di invarianza è rappresentato dal sistema Suolo‑Pianta‑Atmosfera, che consente di regolare il processo di trasformazione afflusso‑deflusso e di avvicinare il funzionamento del sistema urbano a quello naturale.



3 – Le scale di applicazione

I dispositivi e le tecniche di invarianza sono oggi noti a molti progettisti, sebbene spesso venga sottovalutata la componente biologica, in particolare il ruolo del sistema Suolo‑Pianta‑Atmosfera.

Una minore consapevolezza riguarda il loro utilizzo nell’ambito di strategie integrate, in cui i singoli dispositivi rappresentano strumenti per il raggiungimento dell’obiettivo complessivo di invarianza idraulica e idrologica.

Tale approccio richiede una visione che tenga conto della scala di applicazione, sia a livello di progetto sia, nei casi di interventi estesi, a livello di piano urbanistico.

Le scale di applicazione possono essere individuate come segue, in ordine gerarchico dalla più piccola alla più grande:

Edificio;
Lotto o isolato;
Strada e parcheggi;
Spazio aperto e rigenerazione urbana.

L’applicazione dei principi di invarianza alla scala più piccola comporta benefici anche alle scale superiori. Parallelamente, l’integrazione dell’approccio dell’invarianza già in fase di pianificazione facilita l’efficacia delle soluzioni applicate alle scale minori.

3.1 – Scala di edificio

Alla scala di edificio e delle sue pertinenze, quali cortili e giardini, i processi di regolazione del deflusso assumono particolare rilevanza in funzione delle superfici di copertura.

Le coperture degli edifici rappresentano infatti un elemento chiave, sia per l’immagazzinamento dell’acqua e il suo eventuale riuso, sia per lo sfruttamento dei processi di filtrazione e laminazione, come nel caso dei tetti verdi.

Le pertinenze possono ospitare serbatoi di accumulo, aree di infiltrazione superficiali, swales e rain gardens, con un ruolo significativo qualora presentino dimensioni adeguate.

3.2 – Scala di lotto o isolato

Alla scala di lotto o isolato è possibile implementare strategie più articolate, soprattutto in presenza di aree di parcheggio. Assumono particolare importanza i processi di regolazione del deflusso, filtrazione, infiltrazione e trattamento, realizzabili mediante cunette, aree di invaso, swales, bioswales e aiuole vegetate.

3.3 – Scala di strada e parcheggi

Le strade e i parcheggi occupano una parte rilevante della superficie urbana e possono svolgere un ruolo cruciale ai fini dell’invarianza, anche per la loro conformazione a rete.

I dispositivi utilizzabili comprendono cunette, pavimentazioni permeabili, trincee drenanti, rain gardens,  fasce filtranti e bacini di infiltrazione.

3.4 – Scala di spazio aperto e rigenerazione urbana

Nei grandi interventi di rigenerazione urbana e negli spazi aperti le potenzialità di applicazione dei dispositivi di invarianza sono massime.

A questa scala è necessario conciliare le funzioni idrauliche con quelle ricreative, paesaggistiche ed ecologiche, senza entrare in contrasto con i principi di buon funzionamento dei corpi idrici recettori.



4 – Dispositivi e opere

I dispositivi di invarianza, come già ricordato, sono molteplici e possono essere utilizzati a diverse scale, ma sempre nell’ottica dell’integrazione secondo il principio del SuDS Management Train. Occorre inoltre considerare che spesso gli stessi dispositivi assumono nomenclature differenti e che una classificazione rigida o una tassonomia univoca non risulta né possibile né opportuna.

In particolare, molti dispositivi presentano una multifunzionalità, influenzando più processi contemporaneamente (ad esempio regolazione, laminazione, infiltrazione e trattamento), rendendo fuorviante una loro riconduzione a una sola categoria.

È pertanto opportuno inquadrare i dispositivi sulla base:

– dei processi idrologici e idraulici che attivano;
– della loro capacità di ridurre il volume e la velocità del deflusso;
– del tipo di azione esercitata, da meccanica a biologica.

Nel presente capitolo sono fornite descrizioni di primo orientamento, rimandando alla letteratura tecnica disponibile, privilegiando fonti di pubblica consultazione.


4.1 – Dispositivi di controllo del deflusso

I dispositivi di controllo del deflusso sono finalizzati a regolare le portate in ingresso e in uscita dai sistemi di invarianza e a convogliare correttamente le acque meteoriche verso le opere di accumulo, laminazione o infiltrazione.

Essi assumono un ruolo determinante anche quando costituiti da elementi apparantemente semplici, quali aperture, soglie o manufatti di raccordo.

4.1.1 – Caditoie e bocche di lupo

Le caditoie stradali e le bocche di lupo nei cordoli convogliano le acque meteoriche verso il sistema di raccolta e drenaggio.

Nell’ambito dei dispositivi di invarianza possono essere utilizzate per indirizzare e distribuire il deflusso proveniente da superfici impermeabili o semipermeabili verso i dispositivi riceventi, quali trincee drenanti, swales o aree di infiltrazione.

La loro efficacia è fortemente condizionata dalla manutenzione, in quanto l’accumulo di detriti può comprometterne il funzionamento.

4.1.2 – Brigliette e soglie

Le brigliette e le soglie sono semplici opere trasversali, rialzate o a raso, che hanno la funzione di regolare i livelli idrici e, nei contesti con pendenze significative, di ridurre l’erosione del fondo.

Sono utilizzate per rallentare il deflusso e favorire processi di laminazione e infiltrazione soprattutto nei dispositivi lineari, quali avvallamenti e cunette vegetate.


4.2 – Dispositivi con prevalente funzione di filtrazione

4.2.1 – Fasce di filtrazione

Le fasce di filtrazione sono strisce vegetate, generalmente livellate e leggermente inclinate, progettate per trattare il deflusso proveniente da superfici impermeabili adiacenti.

Tali dispositivi favoriscono la sedimentazione, la filtrazione e l’infiltrazione delle acque meteoriche, rallentandone la velocità di scorrimento.

L’efficacia delle fasce di filtrazione dipende dal tempo di transito, dalla lunghezza della fascia, dalla pendenza e dalle caratteristiche del suolo e della vegetazione.

4.2.2 – Tetti verdi

I tetti verdi sono coperture di edifici progettate per ospitare vegetazione, generalmente di tipo erbaceo.

Essi offrono benefici significativi dal punto di vista bioclimatico, paesaggistico e della biodiversità, mentre l’effetto sulla sola invarianza idraulica è generalmente limitato.

Si distinguono principalmente in:

tetti verdi estensivi, caratterizzati da substrati sottili e ridotte esigenze manutentive;
tetti verdi intensivi, o giardini pensili, con substrati più profondi e carichi maggiori sulla struttura.

Una categoria ulteriore è rappresentata dai tetti blu, progettati per immagazzinare acqua con funzione di attenuazione dei tempi di recapito del deflusso.


4.3 – Dispositivi con prevalente funzione di infiltrazione

In ossequio al principio di ripristino del ciclo idrologico naturale, numerosi dispositivi sono progettati per favorire l’infiltrazione delle acque meteoriche nel suolo e, ove possibile, la percolazione profonda.
L’integrazione della vegetazione consente di combinare la funzione meccanica di infiltrazione con processi biologici e di evapotraspirazione.

4.3.1 – Pavimentazioni permeabili

Le pavimentazioni permeabili consentono l’attivazione di processi di infiltrazione, filtrazione e rallentamento del deflusso.
La loro efficacia dipende sia dalle caratteristiche del materiale di superficie sia dal substrato sottostante.

4.3.1.1 – Calcestruzzo e asfalto drenante

Il calcestruzzo drenante e l’asfalto drenante sono realizzati per mantenere un’elevata percentuale di vuoti, garantendo elevata permeabilità.
La capacità drenante tende a ridursi nel tempo a causa dell’intasamento dei pori da parte dei sedimenti.

4.3.1.2 – Pavimentazioni con elementi autobloccanti

Le pavimentazioni con elementi autobloccanti presentano schemi di posa variabili che consentono una significativa permeabilità attraverso i giunti.
Anche in questo caso la permeabilità effettiva dipende dal substrato di fondazione e diminuisce nel tempo.

4.3.1.3 – Sistemi modulari a celle inerbite

I sistemi modulari a celle inerbite sono costituiti da elementi in calcestruzzo o materiali plastici ad elevata resistenza, riempiti con terreno o ghiaia.
Essi consentono un’elevata infiltrazione e una significativa riduzione del coefficiente di deflusso nel tempo.

4.3.2 – Avvallamenti filtranti o “Swales”

Gli avvallamenti filtranti, comunemente denominati swales, sono depressioni lineari vegetate, più o meno profonde, con fondo generalmente piatto, che hanno lo scopo di convogliare, rallentare, trattare e attenuare il deflusso delle acque meteoriche provenienti dalle superfici circostanti.

La presenza di vegetazione consente il rallentamento della velocità di deflusso e favorisce processi di sedimentazione, filtrazione attraverso la matrice del suolo e l’apparato radicale, evapotraspirazione e infiltrazione.

In linea di principio gli avvallamenti filtranti possono comprendere dispositivi tecnici integrativi, quali drenaggi, geostrutture e tubazioni di troppo pieno, per incrementare il volume di ritenzione o convogliare l’eccesso verso la rete di drenaggio tradizionale.

La stratificazione tipica prevede uno strato superficiale organico idoneo a sostenere la vegetazione, seguito da uno strato di terreno di media tessitura e, inferiormente, un materasso drenante separato da geotessuto.


4.3.3 – Aree e bacini di infiltrazione

Le aree e i bacini di infiltrazione comprendono dispositivi di dimensioni e configurazioni variabili, accomunati dalla capacità di accumulare temporaneamente il deflusso superficiale e favorirne l’infiltrazione nel suolo o l’evaporazione.

4.3.3.1 – Aree di infiltrazione

Le aree di infiltrazione sono superfici leggermente depresse, generalmente prive di opere idrauliche complesse, nelle quali l’acqua meteorica viene accumulata e successivamente infiltrata o evapora.

Esse richiedono particolare attenzione alla composizione del substrato e alle sue caratteristiche idrauliche, ma non necessitano di vera e propria progettazione idraulica.

4.3.3.2 – Bacini di infiltrazione

I bacini di infiltrazione sono dispositivi di maggiore estensione e profondità, progettati per definire un volume preciso di immagazzinamento del deflusso proveniente dalle aree drenate.

A differenza delle aree di infiltrazione, essi sono dotati di dispositivi di ingresso, talvolta di sfioro del troppo pieno, e richiedono un dimensionamento idraulico puntuale.


4.3.4 – Pozzi drenanti

I pozzi drenanti sono scavi riempiti con materiale permeabile, generalmente ghiaia, che consentono lo stoccaggio temporaneo dell’acqua prima della sua infiltrazione in profondità.

Sono costituiti da elementi cilindrici o strutture geocellulari infisse nel terreno e risultano particolarmente adatti in contesti con spazi superficiali limitati.

In tali dispositivi possono essere convogliate esclusivamente acque meteoriche con basso carico inquinante, previo opportuno pretrattamento.


4.4 – Dispositivi con prevalente funzione di (bio)ritenzione

I dispositivi di bioritenzione sono costituiti da depressioni nelle quali il deflusso viene accumulato e trattato grazie alla presenza di vegetazione e substrati con specifiche caratteristiche tecniche.

Essi combinano funzioni idrauliche, di trattamento delle acque, di incremento della biodiversità e di miglioramento paesaggistico.

4.4.1 – Trincee di infiltrazione

Le trincee di infiltrazione sono scavi poco profondi riempiti con materiali lapidei o ghiaiosi, eventualmente avvolti in geotessuto, che creano un serbatoio temporaneo per la laminazione, la filtrazione e l’infiltrazione delle acque meteoriche.

Alla base della trincea è generalmente previsto un tubo di fondo per la raccolta e il convogliamento dell’acqua verso sistemi di valle.

4.4.2 – Aiuole di bioritenzione

Le aiuole di bioritenzione comprendono un’ampia gamma di dispositivi, da semplici depressioni a sistemi più strutturati con geostrutture.

Esse sono dotate di substrati filtranti e vegetazione specifica che consente l’accumulo temporaneo del deflusso e l’attivazione di processi di rimozione degli inquinanti.

Le aiuole sono solitamente provviste di un dispositivo di troppo pieno che convoglia l’eccesso verso la rete di drenaggio tradizionale.

4.4.3 – Rain garden

I rain garden sono aree verdi concave progettate per raccogliere e trattenere temporaneamente le acque meteoriche provenienti da superfici impermeabili adiacenti.

L’acqua viene infiltrata nel suolo e depurata tramite l’azione combinata di piante, suolo e microrganismi.

Si tratta generalmente di sistemi meno ingegnerizzati rispetto alle aiuole di bioritenzione, tipicamente inseriti nel design del verde ornamentale.

4.4.4 – Tree pit e Tree box

Gli alberi possono contribuire in modo significativo ai processi di regolazione del deflusso grazie all’intercettazione delle precipitazioni e ai meccanismi di evapotraspirazione.

Nei contesti urbani è possibile massimizzare tali benefici attraverso l’impiego di tree pit e tree box, strutture tecnologiche che confinano l’apparato radicale e impiegano substrati ricchi di vuoti, favorendo l’immagazzinamento idrico e la salute della pianta.


4.5 – Sistemi con prevalente funzione di laminazione

I sistemi di laminazione sono destinati principalmente alla riduzione dei picchi di portata tramite l’immagazzinamento temporaneo del deflusso.

4.5.1 – Serbatoi e cisterne per il riuso

I serbatoi e le cisterne, superficiali o interrate, consentono di raccogliere e immagazzinare le acque meteoriche, generalmente convogliate dai pluviali degli edifici.

L’acqua raccolta può essere successivamente riutilizzata per usi compatibili con la normativa vigente.

4.5.2 – Vasche volano interrate

Le vasche volano interrate sono strutture sotterranee utilizzate per l’attenuazione dei picchi di piena e la sedimentazione del particolato.

4.5.3 – Vasche volano superficiali e “constructed wetland”

Le vasche volano superficiali sono depressioni normalmente asciutte che si riempiono durante gli eventi di pioggia e consentono la laminazione e, in alcuni casi, il trattamento delle acque.

Una tipologia particolare è rappresentata dalle constructed wetland, che integrano funzioni idrauliche, ecologiche e paesaggistiche.

4.5.4 – Supertubi e sistemi cellulari

I supertubi e i sistemi cellulari permettono di creare volumi vuoti sotterranei per l’immagazzinamento temporaneo del deflusso, con possibilità di rilascio controllato o infiltrazione. Essi consentono un’elevata capacità di laminazione a parità di ingombro planimetrico, ma presentano criticità legate alla manutenibilità e ai costi.



5 – Indicazioni generali per l’integrazione delle soluzioni di invarianza nel verde urbano e periurbano

Le soluzioni di invarianza più interessanti per la loro multifunzionalità comprendono l’utilizzo della vegetazione per le sue proprietà tecniche, estetico‑fruitive ed ecologiche.

Nonostante ciò, anche nella manualistica più dettagliata viene spesso dedicata una limitata attenzione agli aspetti progettuali legati al verde, da cui può invece dipendere il successo complessivo delle soluzioni adottate.

Nel presente capitolo viene affrontato il tema dell’integrazione delle soluzioni di invarianza con particolare riferimento alle modalità di progettazione degli interventi in relazione alle caratteristiche locali e alla necessità di armonizzazione del verde urbano e periurbano esistente.


5.1 – Verde urbano e periurbano

Ai fini del presente documento, per verde urbano e periurbano si fa riferimento alla classificazione ISTAT del 2016.

Per verde urbano e periurbano si intende il patrimonio di aree verdi, disponibili per ciascun cittadino, presenti sul territorio comunale e gestite direttamente o indirettamente da enti pubblici.

Il verde urbano include:

– verde storico, comprendente parchi, ville, giardini e alberi monumentali;
– grandi parchi urbani;
– aree a verde attrezzato;
– aree di arredo urbano;
– giardini scolastici, orti urbani e aree sportive;
– aree destinate alla forestazione urbana;
– verde incolto;
– altre tipologie di verde urbano.

Il verde urbano può essere ulteriormente classificato in:

verde di connessione ecologica, con funzione di collegamento tra aree naturali;
verde di mitigazione, finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale;
verde tecnologico, con funzione di miglioramento delle prestazioni idrauliche ed energetiche.


5.2 – Il progetto del verde

Il progetto del verde deriva dalla sintesi di aspetti vegetazionali, paesaggistici, ecologici, ambientali, agronomici, economici e sociali, ed è finalizzato al raggiungimento delle prestazioni richieste in relazione al contesto di intervento. È necessario che il progetto sia inserito nel contesto ambientale e paesaggistico di riferimento, verificando preliminarmente i vincoli, le norme e gli strumenti di pianificazione vigenti ai diversi livelli.

Per le nuove realizzazioni è prioritario l’inserimento nel sistema del verde urbano esistente, evitando frammentazioni e collocazioni residuali delle superfici verdi.

L’organizzazione spaziale degli interventi dovrà perseguire il massimo accorpamento delle aree, garantendo qualità estetica e funzionale e ottimizzando i costi di realizzazione e manutenzione.

In termini generali, i criteri progettuali includono:

– semplificazione della composizione delle aree senza banalizzazione;
– scelte orientate a una bassa esigenza gestionale;
– durabilità dell’opera nel tempo;
– riduzione degli input esterni (acqua, energia, fertilizzanti);
– utilizzo di materiali ecocompatibili e di provenienza locale;
– valorizzazione della biodiversità e della connettività ecologica.


5.2.1 – Elaborati progettuali

L’elenco dei documenti progettuali e il grado di approfondimento dipendono dall’entità dell’opera e dal contesto di intervento.

In via generale, gli elaborati comprendono:

– analisi del contesto socio‑economico e ambientale;
– rilievi plano‑altimetrici e infrastrutturali;
– elaborati grafici e masterplan;
– relazioni descrittive e agronomiche;
– piani di manutenzione;
– elaborati economici secondo la normativa vigente.



5.2.2 – Il suolo

Il suolo rappresenta un elemento fondamentale nei processi di trasformazione di energia e materia collegati alla vita delle piante.

Dalla composizione chimica e dalla struttura fisica del profilo del suolo dipendono la disponibilità degli elementi nutritivi e la capacità degli apparati radicali di svilupparsi correttamente.

La struttura del suolo è determinata dalla concentrazione di sabbia, limo e argilla. Un ruolo determinante è inoltre svolto dal contenuto di sostanza organica, che contribuisce alla formazione della macroporosità e influenza le proprietà idrauliche e la capacità di ritenzione idrica.

È buona pratica procedere a un campionamento e a un’analisi chimico‑fisica del suolo secondo metodi normalizzati, al fine di valutarne le caratteristiche e individuare eventuali necessità di correzione o ammendamento.

Nel caso di opere di drenaggio urbano sostenibile, i suoli sono frequentemente ricostruiti per massimizzare la permeabilità e i volumi di vuoto, mediante l’aggiunta di sabbie o materiali grossolani.


5.2.3 – Il materiale vegetale

La scelta del materiale vegetale deve essere coerente con gli obiettivi ambientali, paesaggistici, culturali e sociali perseguiti dal progetto.

È opportuno evitare sia la monospecificità sia un’eccessiva diversificazione, privilegiando specie autoctone o ampiamente diffuse nel contesto locale.

Le piante possono essere fornite:

– a radice nuda;
– in zolla;
– in contenitore.

Ciascuna tipologia presenta specifiche criticità e vantaggi in termini di costi, periodo di posa e resistenza allo stress da trapianto.

Particolare attenzione deve essere posta allo stato dell’apparato radicale e alla provenienza del materiale vegetale, che deve essere certificata e conforme alla normativa vigente.


5.2.4 – Il piano di manutenzione

Per la buona riuscita degli interventi risulta essenziale la redazione di un piano di manutenzione, inteso come documento complementare al progetto esecutivo.

Il piano di manutenzione pianifica e programma le attività necessarie a mantenere nel tempo funzionalità, qualità ed efficienza delle opere, tenendo conto degli obiettivi progettuali.

Il documento comprende in genere:

– manuali d’uso degli impianti;
– manuali di manutenzione degli arredi;
– programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
– indicazioni sulle potature, gli sfalci e le concimazioni.

È inoltre opportuno prevedere un programma di manutenzione di garanzia in fase di progetto esecutivo.


5.2.5 – Integrazione tra verde e infrastrutture

La progettazione del verde richiede un’attenta valutazione delle interazioni tra vegetazione e infrastrutture, sia a livello epigeo per la presenza delle chiome, sia ipogeo per lo sviluppo degli apparati radicali.
La chioma costituisce un elemento rilevante sotto il profilo estetico e ambientale, ma rappresenta anche un fattore di interferenza con edifici, viabilità e servizi.

Analogamente, l’apparato radicale svolge funzioni essenziali di ancoraggio e assorbimento, ma può entrare in conflitto con sottoservizi e strutture in presenza di limitazioni spaziali.

È pertanto necessario pianificare in modo integrato il sottosuolo urbano, tenendo conto delle reti tecnologiche e dei volumi di suolo esplorabili dagli apparati radicali.


5.3 – La scelta delle specie

La scelta delle specie vegetali rappresenta una fase particolarmente delicata del progetto, in quanto può influenzare in modo significativo le prestazioni delle soluzioni di invarianza e i costi di gestione.

La selezione delle specie deve tener conto di:

– caratteristiche pedoclimatiche del sito;
– disponibilità spaziali;
– interferenze con infrastrutture;
– vincoli normativi e paesaggistici;
– tolleranza a periodi di siccità e sommersione.

Le specie possono essere distinte in:

– specie autoctone;
– specie alloctone introdotte;
– specie naturalizzate;
– specie invasive.

È opportuno applicare un principio di precauzione nella scelta delle specie alloctone e verificare la loro presenza nelle liste regionali e nazionali delle specie invasive.



5.3.1 – Il prato polifita

La realizzazione di un prato polifita, ottenuto mediante miscugli di sementi di specie diverse e in percentuali variabili, rappresenta una soluzione efficace ed economicamente sostenibile per la copertura di avvallamenti, bioswale e bacini di infiltrazione.
Le operazioni manutentive possono essere limitate a tagli occasionali di governo e a irrigazioni di soccorso, conferendo al sistema un aspetto più naturale e favorendo la creazione di habitat utili alla fauna.

La presenza di una pluralità di specie nel miscuglio garantisce una maggiore adattabilità alle condizioni micro‑ambientali locali e contribuisce a incrementare la valenza ambientale complessiva.

In contesti prossimi ad ambienti naturali o seminaturali si suggerisce l’utilizzo di materiali di propagazione quali il fiorume, ovvero miscugli di sementi raccolti direttamente da prati naturali, nel rispetto della normativa vigente.


5.3.2 – Formazioni con limitate disponibilità di spazio

Nei casi in cui la disponibilità di spazio per lo sviluppo della chioma e dell’apparato radicale risulti limitata, può essere opportuno ricorrere a specie a  portamento contenuto, coprente o tappezzante. Tali soluzioni sono applicabili a giardini pensili, piccole aiuole e opere di drenaggio urbano con profondità di suolo esplorabile ridotta, generalmente inferiore ai trenta centimetri.

L’utilizzo di queste specie consente comunque la realizzazione di superfici verdi estese con elevato valore scenico e funzionale.


5.3.3 – Formazioni arbustive per aree di medie e grandi dimensioni

Per aiuole di dimensioni medio‑grandi è possibile adottare un’ampia gamma di specie arbustive, preferibilmente autoctone, disposte singolarmente o in formazioni lineari.

Le formazioni arbustive con finalità naturalistica, soprattutto in contesti periurbani e agricoli, contribuiscono alla biodiversità e possono fungere da elementi di connessione ecologica.

In ambiti urbani ad alta frequentazione la scelta può invece orientarsi verso specie di valore ornamentale, compatibili con l’uso degli spazi e con limitati effetti indesiderati.


5.3.4 – Specie a portamento arboreo per aiuole alberate

La scelta delle alberature per il verde urbano deve rispondere a criteri di idoneità ambientale, compatibilità paesaggistica e adattabilità alle condizioni urbane.

È fondamentale considerare l’ingombro della chioma a maturità, le interferenze con infrastrutture e sottoservizi e la necessità di volumi di suolo adeguati allo sviluppo dell’apparato radicale.

In generale, le piante arboree trovano applicazione preferenziale in fossi di infiltrazione di grandi dimensioni e in aree verdi filtranti, dove possono essere collocate ai margini delle concavità per ridurre gli stress dovuti alla saturazione del suolo.


5.3.5 – Specie particolarmente adatte alle zone umide dei fossi di ritenzione

Nei contesti caratterizzati da frequenti fenomeni di allagamento e accumulo idrico è possibile ricorrere a specie tipiche degli ambienti umidi e palustri.

L’utilizzo di tali specie è particolarmente indicato per i fossi di ritenzione e le aree soggette a sommersione temporanea, in quanto presentano adattamenti morfologici e fisiologici idonei a tollerare tali condizioni.

La scelta delle specie deve comunque essere effettuata tenendo conto delle condizioni microclimatiche, della periodicità di allagamento e della compatibilità con il contesto paesaggistico.



Il presente Allegato L ha natura tecnica e non prescrittiva. Le indicazioni fornite costituiscono riferimento operativo per la progettazione e non sostituiscono le disposizioni normative vigenti.


Consulta la delibera PDF sul sito di Regione Lombardia

Testo elaborato da CED INGEGNERIA , società di ingegneria industriale e civile per progettazione, direzione lavori, e construction management, con studio tecnico in Bergamo vicino all’aeroporto di Orio al Serio, connessa con uffici di ingegneria con sede a Milano e connessa con uffici di architettura con sedi in Lombardia.
La società di ingegneria industriale CED INGEGNERIA progetta ed è operativa in Italia e all’estero, principalmente in Europa e in Asia occupandosi con consolidata esperienza nella progettazione infrastrutturale, territoriale e ambientale, nonché di organizzazione dei layout industriali.

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