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Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon

Deliberazione n. 5469 del 9 dicembre 2025

Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor.

  1. AGGIORNAMENTO DEL QUADRO NORMATIVO, SCIENTIFICO ED EPIDEMIOLOGICO

Prima edizione
Seconda edizione

Prima edizione

Seconda edizione

Radon e salute

Stime di rischio

Inquadramento normativo

Il radon in Italia e in Lombardia

Come si misura il radon indoor

Meccanismi di ingresso

I materiali da costruzione

Caratteristiche dell’edificio e rischio radon

Radon ed efficientamento energetico

2. SVILUPPI INNOVATIVI, SOLUZIONI APPLICABILI, DATI E DOCUMENTAZIONE RELATIVA A PROGETTI REALIZZATI PER LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO RADON INDOOR FINALIZZATE

TECNICHE DI PREVENZIONE E MITIGAZIONE

Barriere impermeabili

Depressione alla base dell’edificio

Pressurizzazione alla base dell’edificio

Depressione o pressurizzazione?

Tipologie di vespaio

La linea separazione del “solaio a terra”

Depressurizzare o pressurizzare i vespai?

Ventilazione naturale o ventilazione forzata?

Temporizzazione degli impianti

Il problema rumore

Tecniche d’intervento

Risultati

Aspetti economici

Alcune considerazioni

AGGIORNAMENTO DEL QUADRO NORMATIVO, SCIENTIFICO ED EPIDEMIOLOGICO

CONTRIBUTI

Prima edizione

Hanno contribuito alla realizzazione della prima edizione del documento:

● Il Ministero della Salute che ha finanziato tramite un Progetto CCM 2008 la realizzazione della mappatura delle concentrazioni di radon negli edifici svoltasi nel 2009/2010;

● le Aziende Sanitarie Locali (ASL) che hanno attuato le mappature sul territorio regionale; ● i cittadini delle abitazioni sottoposte alle indagini;

● ARPA Lombardia Sede Centrale e ARPA Dipartimento di Bergamo che hanno curato la progettazione della mappatura, gli aspetti analitici e l’elaborazione dei dati;

● l’ASL della Provincia di Bergamo che ha sperimentato alcune tecniche di mitigazione in edifici scolastici, con il supporto tecnico dell’Università di Architettura di Venezia (IUAV) e del Politecnico di Milano;

● il Prof. Arch. Giovanni Zannoni – Dip. di Architettura – Università di Ferrara, che con il coordinamento dell’ASL della Provincia di Bergamo, ha elaborato le schede delle tecniche di prevenzione e mitigazione.

Composizione del Gruppo di Lavoro Regionale che ha realizzato la prima edizione

Anna Anversa – Regione Lombardia – D.G. Sanità – UO Governo della Prevenzione e tutela sanitaria Silvia Arrigoni – Laboratorio radiometrico – Dipartimento di Bergamo – CRR Radon ARPA Lombardia Cristina Capetta – Regione Lombardia – D.G. Sanità – U.O. Governo della Prevenzione e tutela sanitaria

Nicoletta Cornaggia – Regione Lombardia – D.G. Sanità – UO Governo della Prevenzione e tutela sanitaria Liliana D’Aloja– ASL della Provincia di Bergamo – Dipartimento di Prevenzione Medico – Area Salute e Ambiente

Daniela De Bartolo – ARPA Lombardia – Sede Centrale

Pietro Imbrogno – ASL della Provincia di Bergamo – Dipartimento di Prevenzione Medico – Area Salute e Ambiente

Fabio Pezzotta – ASL della Provincia di Bergamo – Dipartimento di Prevenzione Medico – Area Salute e Ambiente

Elena Tettamanzi – ASL di Varese – Dipartimento di Prevenzione Medico – Servizio di Igiene e Sanità Pubblica

Il documento è stato sottoposto, in data 3 novembre 2011, al confronto con ANCI Lombardia, ANCE Lombardia e gli ordini professionali.

Seconda edizione

Hanno fornito contributi alla realizzazione della seconda edizione del documento:

REGIONE LOMBARDIA

DG WELFARE Nicoletta Cornaggia Salvatore Caruso Daniela Aimetti

ARPA LOMBARDIA

Rosella Rusconi – Dirigente Fisico – UO Centro Regionale Radioprotezione Daniela Lunesu – Tecnico Fisico – UO Centro Regionale Radioprotezione

ATS BERGAMO

Giovanni Battista Campanella – Dirigente Medico, SC Igiene e Sanità Pubblica, Salute-Ambiente-DIPS Antonio Pinto – Medico Specializzando in Igiene e Medicina Preventiva Università Vita-Salute San Raffaele Gaetano Gramano – Assistente Tecnico, SC Igiene e Sanità Pubblica, Salute-Ambiente-DIPS

ATS BRESCIA

Andrea Paladini – Dirigente Ingegnere, SS Salute e Ambiente Marco Fortunato – Dirigente Sanitario, SS Salute e Ambiente

Maura Bressanelli – Dirigente Medico, Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria Roberta Ferranti – Dirigente Medico, Direttore SC Igiene, Sanità Pubblica, Salute – Ambiente

ATS BRIANZA

Raffaele Manna – Dirigente Ingegnere, Responsabile SS Salute e Ambiente Maurizio Leuzzo – TdP, SS Salute e Ambiente

ATS MILANO CITTÀ METROPOLITANA

Michele Barletta – Dirigente Responsabile SS Urban Health Luca Moro – Dirigente fisico, SC Salute e Ambiente

INTRODUZIONE

Il presente documento costituisce un aggiornamento delle Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor, approvate con Decreto della Direzione Generale Sanità n. 12678 del 21 dicembre 2011.

L’obiettivo è quello di integrare e aggiornare dette indicazioni, alla luce delle più recenti normative europee e nazionali e delle evidenze scientifiche ed epidemiologiche, nonché dell’evoluzione delle conoscenze tecniche e delle buone pratiche in materia di prevenzione. L’aggiornamento mira a rafforzare le strategie di mitigazione del rischio da radon negli ambienti confinati, con particolare attenzione agli edifici ad uso abitativo, scolastico e lavorativo, al fine di tutelare in modo più efficace la salute pubblica e promuovere una maggiore consapevolezza e responsabilizzazione tra i soggetti coinvolti.

Prima edizione

La problematica del radon indoor è da anni ampiamente studiata e discussa a livello mondiale e, nel tempo, le strategie per la tutela della salute pubblica dalle esposizioni a gas radon sono state modulate in relazione alle conoscenze scientifiche all’epoca note.

Nel passato, infatti, l’attenzione era posta sulla riduzione delle esposizioni a concentrazione di gasradon elevati. In effetti le stime di rischio di contrarre un tumore polmonare erano basate, fino a pochi anni fa, principalmente su studi epidemiologici che coinvolgevano gruppi di lavoratori di miniere sotterranee di uranio caratterizzate da valori molto alti di concentrazione di gas radon.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organizzazione tecnico scientifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), già dagli anni ‘90, ha classificato il gas radon tra i cancerogeni accertati del gruppo I, per i quali vi è massima evidenza di cancerogenicità, fornendo indicazioni circa la necessità di intervenire sulle concentrazioni elevate di gas radon.

Tali informazioni, estrapolate per valori di concentrazione più bassi, hanno permesso l’emanazione delle prime Direttive Europee e del D. Lgs 241/00 che ha introdotto, in Italia, la regolamentazione del rischio radon nei luoghi di lavoro.

A seguito delle incertezze legate all’utilizzo di tali studi epidemiologici effettuati sui lavoratori delle miniere, in anni recenti, sono stati condotti numerosi studi epidemiologici – e resi pubblici i relativi risultati – il cui obiettivo era quello di studiare l’effetto delle concentrazioni di gas radon notevolmente più basse rispetto a quelle rinvenibili negli ambienti già studiati e caratterizzati da valori elevati di concentrazioni di gas radon.

I risultati di questi recenti studi epidemiologici dimostrano che l’esposizione al gas radon nelle abitazioni determina un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di tumore polmonare e che tale aumento è proporzionale al livello di concentrazione di gas radon negli ambienti confinati.

Tali studi hanno permesso di stimare che – su un periodo di osservazione di 25-35 anni – si ha un aumento del rischio relativo di sviluppare tumore polmonare del 10-16% per ogni 100 bequerel per metro cubo (Bq/m3) di concentrazione di gas radon.

È stata anche dimostrata una forte sinergia (effetto moltiplicativo) tra esposizione al radon e abitudine al fumo da tabacco, a causa della quale il rischio dovuto all’esposizione al radon è molto più alto (circa 25 volte) per i fumatori che per i non fumatori. Tali studi hanno anche confermato che non è possibile individuare un valore soglia di concentrazione di gasradon nelle abitazioni al di sotto del quale il rischio sia considerabile nullo; infatti, anche per esposizioni prolungate a concentrazioni medio o basse di radon, ovvero concentrazioni non superiori a 200 Bq/m3, si assiste ad un incremento statisticamente significativo del rischio di contrarre la malattia.

Sulla base di queste evidenze scientifiche, si sta sviluppando a livello nazionale ed internazionale un nuovo approccio – a cui Regione Lombardia con questo documento si allinea – finalizzato a ridurre i rischi connessi all’esposizione al gas radon in ambienti confinati. Tale approccio non è più orientato esclusivamente all’abbattimento dei valori più elevati di concentrazione di radon – la cui riduzione puntuale è comunque da perseguire attraverso interventi di bonifica – ma orientato a promuovere interventi finalizzati anche al decremento delle concentrazioni medio/basse di radon – tenendo conto del rapporto costo/beneficio – sia attraverso l’applicazione di tecniche di prevenzione ex ante (edifici di nuova realizzazione) sia attraverso tecniche prevenzione ex post (bonifica su edifici esistenti).

Queste linee guida intendono rappresentare uno strumento operativo per i Comuni, per i progettisti e per i costruttori di edifici e mirano a fornire indicazioni e suggerimenti riguardanti la realizzazione di nuovi edifici radon-resistenti e le azioni per ridurre l’esposizione al gas radon nel caso di edifici esistenti, anche in sinergia con gli interventi finalizzati al risparmio energetico.

Le evidenze scientifiche rilevano l’opportunità di intervenire sin dalla progettazione dell’edificio, attraverso sistemi che prevedano la riduzione sia dell’ingresso del gasradon nell’abitazione che la suaconcentrazione negli ambienti chiusi al fine di contenere l’esposizione dei suoi abitanti al gas. Tali interventi possono essere anche realizzati durante interventi di manutenzione straordinaria che prevedano il coinvolgimento dell’interfaccia suolo-edificio.

Le azioni proposte per la mitigazione, se previste in fase di cantiere, hanno un impatto economico ancor più limitato rispetto ad opere di bonifica da intraprendere in edifici già ultimati; in ogni caso considerando il rapporto costo/beneficio, sono giustificati anche interventi finalizzati alla riduzione di concentrazioni di radon medio-basse, e non solo alla riduzione dei valori più elevati.

Le indicazioni operative illustrate fanno riferimento ai seguenti documenti:

– Rischio di tumore polmonare attribuibile all’esposizione al radon nelle abitazioni nelle regioni Italiane. Primo rapporto sintetico. CCM – Ministero della Salute. 2010

– Raccomandazione sull’introduzione di sistemi di prevenzione dell’ingresso del radon in tutti gli edifici di nuova costruzione del Sottocomitato Scientifico del progetto CCM “Avvio per Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio di tumore polmonare in Italia”. 2008

Seconda edizione

Dalla pubblicazione della prima edizione delle “Linee Guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor” avvenuta con decreto del direttore generale della DG Sanità n. 12678 del 12 dicembre 2011, il tema della protezione dell’esposizione al gas radon è stato ulteriormente regolamentato, mediante l’emanazione di nuove normative a livello nazionale ed europeo, nonché di specifiche disposizioni regionali. Il quadro normativo aggiornato prende origine dalla Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio del 5 dicembre 2013, che introduce, tra l’altro, l’obbligo per gli Stati membri dell’Unione Europea di definire piani d’azione nazionali per affrontare i rischi di lungo termine dovuti alle esposizioni al radon nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro.

La Direttiva 2013/59/Euratom è stata recepita in Italia mediante il D.Lgs. 31 luglio 2020 n. 101, come modificato poi con il decreto legislativo correttivo e integrativo 25 novembre 2022 n. 203. Esso stabilisce i valori di riferimento di concentrazione media di attività di radon in aria sia per i luoghi di lavoro sia per le abitazioni, distinguendo le abitazioni in esistenti e di nuova costruzione, costruite cioè dopo il 31 dicembre 2024. Prevede inoltre all’articolo 10, comma 1, l’adozione del Piano nazionale di azione radon (PNAR), concernente i rischi dovuti all’esposizione al radon, inclusa la presenza del radon nelle abitazioni, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Il Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032, adottato con il DPCM 11 gennaio 2024, realizza la strategia nazionale per affrontare il problema del radon in Italia, con l’obiettivo di proteggere la salute dei cittadini agendo su tre macroaree strategiche (Misurazione – Intervento – Coinvolgimento), declinate in azioni, a loro volta articolate in attività. Viene promossa la ricerca, l’educazione, la formazione e l’informazione, con l’obiettivo di proteggere la salute dei cittadini, favorendo campagne di misurazioni, anche volontarie, e l’implementazione di interventi di risanamento, quando necessari.

A livello di Regione Lombardia si evidenziano alcuni importanti atti normativi, quali La Legge regionale 3 marzo 2022, n. 3, che ha modificato sostanzialmente la Legge Regionale 30 dicembre 2009, n. 33 in tema di prevenzione e protezione dal rischio di esposizione al gas radon in ambienti chiusi, introducendo al Capo II quater un articolato esclusivamente dedicato al tema.

Nel rispetto di quanto richiesto dal D.Lgs. 101/2020 si è quindi provveduto nel 2023 ad una prima individuazione dei Comuni in cui le concentrazioni di radon indoor sono mediamente più elevate, secondo i criteri stabiliti dal decreto stesso, identificando così il primo elenco di Comuni ricadenti nelle cosiddette “aree prioritarie”. Questa attività è stata svolta dalla UO CentroRegionale Radioprotezione di ARPA Lombardia sulla base dei dati disponibili, in attuazione di quanto stabilito dall’art. 11 del D.Lgs. 101/2020, ed è stata oggetto di pubblicazione da parte di Regione Lombardia con DGR n. XII/508 del 26/6/2023 successivamente ripresa in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (Serie Generale n. 211 del 9/9/2023).

Nello stesso anno, Regione Lombardia – DG Welfare, nelle more del riconoscimento dei servizi di dosimetria previstodall’art 155delD.Lgs. n. 101/2020, haprovveduto allacostituzione di unelencodi soggettichehanno autocertificato il possesso dei requisiti di legge con lo scopo di fornire al cittadino, esercente o proprietario di abitazione, un servizio di consultazione omogeneo, ordinato e organizzato dei soggetti in possesso dei requisiti citati, a cui affidare le misure di esposizione al radon in ambiente confinato.

Infine, con Delibera n. 3866 del 3 febbraio 2025, è stato istituito il servizio telematico di “gestione radon indoor” (Ge.R.I.) integrato nel sistema informativo regionale della prevenzione (ai sensi dell’art.66 terdecies l.r. 33/2009, art. 18 del D.Lgs. 101/2020).

Per quanto sopra, si rende opportuno l’aggiornamento del documento, anche nel rispetto di quanto previsto nella Delibera N.3720- (DL) Determinazioni in ordine agli indirizzi di programmazione del SSR per l’anno 2025 (capitolo 2.16.1).

Radon e salute

Il radon è un gas nobile radioattivo, incolore ed inodore, appartenente alla famiglia di decadimento dell’U-238, elemento presente in natura nelle rocce e nei suoli quasi ovunque, con concentrazioni variabili a seconda della tipologia di roccia. Per esempio, rocce come lave, tufi, pozzolane e graniti, essendo più ricche d’uranio possono presentare e rilasciare maggiori quantità di radon rispetto ad altri tipi di rocce.

Essendo il radon un gas nobile non è in grado di legare con altri elementi e pertanto può liberamente muoversi attraverso le porosità del materiale e raggiungere l’aria in superficie. Il grado di emanazione del radon dal suolo non dipende solamente dalla concentrazione dell’uranio nelle rocce, ma anche dalla particolare struttura del terreno stesso. Tanto maggiori sono gli spazi interstiziali presenti nei minerali e le fessurazioni delle rocce che compongono il terreno, tanto più radon sarà liberato nell’aria dal sottosuolo, costituendo queste delle vere e proprie vie di propagazione per questo gas. Nell’aria esterna non raggiunge mai concentrazioni significative e pertanto il rischio di esposizione delle persone è estremamente basso. Tuttavia, se il gas radon entra in un ambiente chiuso, quale un’abitazione o un luogo di lavoro, a causa del limitato cambio d’aria, questo può aumentare le concentrazioni inaria, esponendo la popolazione a evidenti rischi per la salute. La continua corsa all’efficientamento energetico e all’ottimizzazione dell’isolamento degli stabili, infatti, costituisce una significativa barriera alla fuoriuscita del gas verso l’ambiente esterno, contribuendo all’aumento della concentrazione del gas nei luoghi abitati.

Come già detto, attualmente gli studi scientifici confermano che il radon è la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo in molti paesi del mondo. È inoltre stato verificato che vi è una maggior probabilità di induzione di tumore al polmone per persone che fumano o che hanno fumato in passato, rispetto a coloro che non hanno mai fumato durante la loro vita, e, in ogni caso, che il radon è la prima causa di tumore al polmone per i non fumatori. In particolare, studi sul tumore al polmone in Europa, Nord America e Asia [WHO 2009] ne attribuiscono al radon una quota di casi che va dal 3% al 14%. Gli studi indicano che il rischio del tumore al polmone aumenta proporzionalmente con l’aumentare dell’esposizione al radon. Tuttavia, essendo un numero molto alto di persone esposto a concentrazioni medio basse, ne deriva che la maggior parte dei tumori al polmone correlati al radon sonocausati da livelli di concentrazione medio – bassi piuttosto che da alti.

Stime di rischio

Il rapporto “Rischio di tumore polmonare attribuibile all’esposizione al radon nelle abitazioni nelle regioni italiane. Primo rapporto sintetico”, elaborato nel 2010 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’ambito del progetto “Centro Controllo Malattie (CCM) Avvio del Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio di tumore polmonare in Italia”, ha stimato i rischi associati all’esposizione al radon in Italia.

Per la stima del numero di casi di tumore polmonare attribuibili al radon, sono stati utilizzati i seguenti dati: ● un eccesso di rischio relativo (ERR) del 16% per ogni 100 Bq /m3 di incremento di concentrazione di radon media su un tempo di esposizione di circa 30 anni, come valutato dall’analisi degli studi epidemiologici condotti in Europa [Darby 2005];

● dati ISTAT del 2002 di mortalità per tumore polmonare;

● medie regionali di concentrazione di radon nelle abitazioni derivate dall’indagine nazionale sulla radioattività naturale nelle abitazioni [Bochicchio 2005].

Nella Tabella 1 è illustrata la situazione relativa al numero di casi di tumore polmonare per anno (casi osservati) nelle Regioni Italiane. L’ISS ha quindi stimato il numero dei casi per anno attribuibili all’esposizione al radon nelle abitazioni e la loro prevalenza rispetto al totale dei casi osservati.

Per la Lombardia, lo studio ISS evidenzia che il 15% dei casi annui osservati di tumore al polmone sia da attribuire all’esposizione a gas radon indoor.

Tabella 1: Rischio di tumore polmonare attribuibile all’esposizione al radon nelle abitazioni nelle regioni italiane. Fonte ISS

Questi dati sono stati confermati da uno studio successivo dell’ISS [Bochicchio 2013] nel quale si stima inoltre che la maggior parte dei tumori polmonari attribuibili al radon si verifichi tra coloro che fumano, sia maschi che femmine (72% e 60%, rispettivamente, a livello nazionale).

Fig. 1 Numero di tumori al polmone attribuibili al radon separati per categorie di fumo. Fonte ISS

Recentemente è stato inoltre evidenziato che nei bambini asmatici il radon può essere associato ad un aumento della morbilità dell’asma [Banzon 2023] e che l’esposizione cronica al radon, anche a livelli inferiori a quelli oncogenici, può avere effetti misurabili sullo sviluppo cognitivo, emotivo e neurobiologico nei bambini e negli adolescenti [Taylor 2022; Taylor 2024; Pulliam 2024].

Inquadramento normativo

Diversi sono i documenti e le raccomandazioni prodotte dagli organismi internazionali, quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – WHO) e l’International Commission on Radiological Protection (ICRP), che forniscono indicazioni, metodologie e livelli di riferimento per affrontare la problematica del radon indoor, sia per esposizioni residenziali che per esposizioni lavorative.

Riferimento importante in Europa (superato con la pubblicazione della Direttiva 2013/59/Euratom) è stata la raccomandazione della Comunità Europea 90/143/Euratom, che indicava il valore di concentrazione in aria oltre cui intraprendere azioni di risanamento per le abitazioni esistenti – pari a 400 Bq/m3 – e l’obiettivo a cui tendere per le nuove edificazioni, pari a 200 Bq/m3.

Con la Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio del 5 dicembre 2013 sono state introdotte importanti novità, tra cui l’obbligo per gli Stati Membri dell’Unione Europea di stabilire livelli di riferimento nazionali per le concentrazioni medie annue di attività di radon in aria in ambienti chiusi, anche di lavoro, non superiori a 300 Bq/ m3, fatte salve particolari situazioni giustificate a livello nazionale, e di definire un piano d’azione nazionale che affronti i rischi di lungo termine dovuti alle esposizioni al radon nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro.

Il D.Lgs. 31 luglio 2020 n. 101, entrato in vigore il 27/08/2020 in recepimento della Direttiva 2013/59/Euratom, stabilisce al Titolo I del Capo IV rilevanti modifiche rispetto al quadro normativo precedente in tema di protezione dall’esposizione al radon. Oltre a una revisione ed estensione delle disposizioni sulla protezione dal radon nei luoghi di lavoro, il decreto contiene, per la prima volta, indicazioni sulla protezione dal radon nelle abitazioni.

Definisce, inoltre, quale strumento operativo per la radioprotezione, il “livello di riferimento”, espresso in termini di valore medio annuo della concentrazionedi attività di radon inaria, il cui valore massimo è stabilito come di seguito indicato:

● 300 Bq/m3 per i luoghi di lavoro,

● 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti,

● 200 Bq/m3 per le abitazioni costruite dopo il 31/12/2024.

Per un’efficace controllo sull’esposizione dei lavoratori al radon, la Direttiva 2013/59/Euratom e il Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n.101, individuano alcune situazioni di particolare interesse dal punto di vista della radioprotezione (luoghi di lavoro sotterranei, luoghi di lavoro semisotterranei e al piano terra in aree prioritarie, stabilimenti termali) ma rimandano al PNAR il compito di identificare “altre” tipologie di luoghi di lavoro ed edifici pubblici nonché “specifiche” tipologie di attività lavorative, che necessitano di un diverso approccio.

Il Piano nazionale d’azione per il radon 2023 – 2032 riporta un primo elenco di queste specifiche tipologie di luoghi di lavoro alle quali siapplica quanto previsto dagli articoli 17 e18 del decreto legislativo 31 luglio 2020, n.101. Esso fornisce inoltre elementi per l’individuazione delle “aree prioritarie”, uniformando strategie e metodologie per le campagne di misurazione sul territorio nazionale e fornendo una mappatura della radioattività naturale potenziale del territorio nazionale su base geologica. Data la multidisciplinarietà propria del fenomeno radon, la finalità principale del Piano si ottiene mediante la realizzazione di azioni in ambiti molto diversi, ricondotte nei tre Assi – Misurare, Intervenire, Coinvolgere -, e di Attività realizzate con il coinvolgimento di differenti amministrazioni.

A livello regionale, si rammenta che già nel 1991 Regione Lombardia aveva emanato la circolare n. 103/SAN, che anticipava alcune misure di prevenzione e di cautela nei confronti della esposizione a radon negli ambienti di lavoro interrati e seminterrati.

Con l’art. 2, comma 1 della Legge Regionale 3 marzo 2022, n. 3, è stata come detto aggiornata la Legge Regionale 30 dicembre 2009, n. 33 “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità” (BURL n. 52, 3° suppl. ord. del 31 dicembre 2009), inserendo il Capo II quater, che per la prima volta si riferisce al tema radon indoor; nello specifico il capo è denominato “Prevenzione e protezione dal rischio di esposizione al gas radon in ambienti chiusi”.

Con deliberazione della Giunta regionale n. XI/508 del 26 giugno 2023, Regione Lombardia ha approvato la “Prima individuazione delle aree prioritarie a rischio Radon in Lombardia ai sensi dell’articolo 11, comma 3, D.Lgs. n. 101 del 31 luglio 2020”, predisposta da ARPA Lombardia e pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia – Serie Ordinaria n. 26 del 28 giugno 2023. L’elenco dei comuni in area prioritaria è stato quindi pubblicato sulla GU della Repubblica Italiana n.211 del 9 settembre 2023.

Più recentemente, Regione Lombardia, con Decreto n. 11740 del 03/08/2023, ha pubblicato un bando relativo alla manifestazione di interesse per l’iscrizione nell’Elenco Regionale dei soggetti che svolgono attività di servizio di dosimetria del gas radon, istituito nelle more del riconoscimento di idoneità di cui all’ art. 155 comma 3 del D.Lgs.n.101/2020. I soggetti che autocertificano il possesso dei requisiti minimi di cui all’Allegato II, sezione I, del citato Decreto sono inseriti in un elenco omogeneo, ordinato e organizzato, consultabile dai cittadini, enti e operatori sulla pagina web della DG Welfare dedicata al Servizio Prevenzione dell’esposizione al Radon.

Da ultimo, con Delibera n. 3866 del 3 febbraio 2025, è stato approvato il documento “Flussi di comunicazione attività controllo radon”, in collaborazione con ARIA Spa e con il contributo di ARPA Lombardia, che descrive il progetto informativo per la realizzazione dei servizi telematici funzionali alla trasmissione dei dati e delle informazioni di cui alla citata Legge Regionale 33/2009, art. 66 terdecies comma2. Detti servizi telematici, inseriti nell’area denominata “Gestione Radon Indoor”(Ge.R.I.), all’interno del Sistema Informativo Regionale della Prevenzione, consentirà agli esercenti e ai servizi di dosimetria presenti nel relativo elenco di cui al Decreto della Direzione Generale Welfare n. 11740 del 03/08/2023 la trasmissione delle informazioni e dei dati, rispettivamente, di cui all’art. 18 comma 2, e agli artt. 18 comma 2, e 19 coma 4 del D.Lgs. n. 101/2020.

I risultati delle misurazioni di concentrazione di radon così raccolti all’interno del sistema Ge.R.I sono georeferenziati mediante il sistema informativo Geografia Salute Ambiente (Geo.S.A.), istituito con la Delibera Consiglio Regionale N.XI/2395 del 15/02/2022, Piano Predefinito 09 – Macro Obiettivo 5 “Ambiente Clima e Salute”, che consente l’integrazione dei dati ambientali e sanitari e delle loro relazioni ed è parte del Sistema Informativo della Prevenzione. Geo.S.A. si configura come servizio WEBGIS customizzato, con strati informativi (vettoriali e raster) precaricati per l’elaborazione di mappe che permettono di individuare cluster di malattia e aree geografiche critiche per la salute collettiva e individuale. È una piattaforma ad accesso riservato, accessibile tramite profilazione, capace di sostenere le ATS e Regione Lombardia nella strategia multilivello di prevenzione dell’esposizione al radon, contribuendo alla tutela della salute pubblica attraverso un approccio territoriale, basato su evidenze e orientato all’azione.

L’utilizzo di Geo.S.A. e in particolare la funzione ‘Scenario Radon” consente l’integrazione territoriale dei dati radon con altri scenari ambientali, sanitari e urbanistici. In particolare, l’applicativo consente di:

• georeferenziare le misure radon e visualizzarne la distribuzione spaziale;

• utilizzare, come da indicazione PNAR, i dati esistenti per elaborare“mappature diconfronto fraradon indoor e indicatori di natura geologica” e sovrapporle con indicatori edilizi e flussi sanitari (distribuzione dei casi di tumore polmonare e confronto con tassi standardizzati di incidenza di tumore polmonare per area);

• supportare le politiche edilizie preventive, fornendo strumenti alle amministrazioni locali e alle ATS per promuovere la progettazione radon-resiliente nei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni;

• supportare la pianificazione di interventi di mitigazione;

• monitorare nel tempo l’evoluzione del rischio, le opere di bonifica e la copertura delle misurazioni nei territori di competenza;

• attuare il follow-up delle attività di bonifica e mitigazione in ambienti scolastici, residenziali e lavorativi, tracciando gli interventi effettuati e valutando l’impatto delle misure di risanamento attraverso l’analisi comparata delle concentrazioni pre- e post-intervento.

Il radon in Italia e in Lombardia

In Italia, nel periodo 1989-1991, è stata condotta una campagna di misura del radon indoor su tutto il territorio nazionale, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’ENEA DISP – oggi ISPRA, allo scopo di valutare l’esposizione della popolazione al radon all’interno delle abitazioni.

La prima mappatura nazionale 1989 – 1998 (Figura 2) ha portato a stimare una media nazionale di concentrazione di radon indoor pari a 70 Bq/m3, superiore a quello della media europeo stimato in circa 59 Bq/m3 [fonte Joint Research Centre – JRC]. Le regioni con i valori più alti sono il Lazio e la Lombardia, poi seguono il Friuli e la Campania. In Lombardia, la prima campagna nazionale ha restituito un valore di media regionale pari a 116 Bq/m3 e le maggiori concentrazioni di radon sono state rilevate in provincia di Milano (area nord-est), in provincia di Bergamo e di Sondrio; la prevalenza di abitazioni con concentrazioni di radon superiori a 400 Bq/m3 è stata stimata essere attorno al 2,5%.

Figura 2: Livelli medi regionali di concentrazione di radon indoor (Bq/m3) stimate nel corso di una indagine nazionale condotta negli anni 1989-1998 – Fonte Istituto Superiore di Sanità

Successivamente, Regione Lombardia ha approfondito, a più riprese, le indagini territoriali (campagne di mappatura e monitoraggio 2003/2004 e 2009/2010) al fine di meglio conoscere la distribuzione del fenomeno sul territorio.

I punti di misura sono stati distribuiti sul territorio regionale sulla base di maglie regolari tali da garantire una copertura significativa ed omogenea dell’intera Regione; le rilevazioni sono state svolte in locali con caratteristiche omogenee posti al piano terreno, adibiti ad abitazione, collocati in edifici costruiti o ristrutturati dopo il 1970, preferibilmente con cantina o vespaio sottostante. Le misurazioni sono state effettuate impiegando unatecnica long-term mediante i rilevatori a tracce di tipoCR-39, posizionati nei punti di interesse per due semestri consecutivi.

Dalle elaborazioni più recenti sull’intero set di dati ad oggi disponibili di concentrazioni medie annuali di radon (3900 punti di misurazione) è risultato che:

● la distribuzione del radon nelle abitazioni lombarde è disomogenea: i valori più alti si registrano in zone situate nella fascia nord della regione, nelle province di Sondrio, Bergamo, Varese, Lecco e Brescia, mentre nell’area della pianura padana la presenza di radon è molto bassa;

● i valori medi annuali di concentrazione di radon nelle abitazioni sono risultati compresi nell’intervallo 8 – 1793 Bq/m³; la media aritmetica regionale è di 137 Bq/m3,

● l’8,1 % dei locali indagati presenta valori superiori a 200 Bq/m3 e il 3,6% (pari a 140 locali) presenta valori superiori a 300 Bq/m3.

I risultati sono complessivamente coerenti con quelli dell’indagine nazionale svoltasi nel 1989-1998.

I dati disponibili sono stati successivamente elaborati con metodi statistici allo scopo di individuare i comuni in area prioritaria secondo il criterio transitorio stabilito dall’art. 11, comma 3 del D.Lgs. 101/2020 che classifica in area prioritaria le zone nelle quali la stima della percentuale di edifici che supera il livello di riferimentodi 300Bq/m3 è pariosuperiore al 15%,sulla base di indagini omisure di radoneffettuateoriferite o normalizzate al piano terra. La metodologia di analisi dati seguita per ottenere la prima individuazione delle aree prioritarie è descritta nel dettaglio nella relazione tecnica allegata alla DGR n. XII/508 del 26/6/2023. Viene di seguito presentata (Figura 3) la mappa della Regione Lombardia ottenuta con l’approccio sopra descritto, le maglie di colore blu scuro corrispondono alle aree in cui sono presenti comuni per i quali la probabilità di superamento della concentrazione di 300 Bq/m3 è superiore al 15%. Una successiva ulteriore analisi dei dati ha permesso di ricavare il primo elenco di comuni in area prioritaria, illustrato nella Figura 5 e riportato nella Tabella 2.

Da osservare che i valori di concentrazione più bassi si trovano nella parte meridionale della regione, costituita da litologie come morene e depositi fini; valori medio alti si osservano invece nella fascia di transizione tra la Pianura Padana e la parte di montagna, caratterizzata da depositi alluvionali molto permeabili, che proprio per questa caratteristica permettono maggiori fuoriuscite di radon dal suolo.

Da osservare anche che le aree in cui è più probabile misurare valori elevati di concentrazione corrispondono alle zone meno densamente abitate, come si può vedere dal confronto tra le mappa in Figura 3 e in Figura 4. La valutazionedell’eventuale sovrapposizionedelle aree a maggior concentrazione di radon indoor conquelle a maggior densità abitativa assume infatti particolare rilevanza ai fini della gestione e riduzione del rischio collettivo; poiché in Lombardia tale sovrapposizione non si verifica, in termini numerici assoluti è verosimile che la maggior parte degli edifici con concentrazioni di radon superiori al livello di riferimento si trovi al di fuori delle aree prioritarie. Per tale motivo, ai fini della riduzione del rischio, assume particolare importanza l’adozione generalizzata di interventi volti a ridurre l’esposizione al gas radon, sia negli edifici esistenti che in quelli di nuova costruzione, mediante la realizzazione di misure di prevenzione e mitigazione dell’ingresso e delle concentrazioni di radon negli edifici. L’individuazione dei comuni in area prioritaria permette di definire priorità di intervento volte alla riduzione del rischio individuale; resta ferma la necessità di promuovere ed implementare su tutto il territorio regionale tecniche costruttive volte a ridurre l’esposizione indoor al gas radon, avendo come obiettivo la riduzione del rischio collettivo e il conseguente miglioramento delle attività di prevenzione sanitaria.

Figura 3: Classificazione delle maglie di campionamento in funzione della percentuale di superamento del livello di riferimento di 300 Bq/m3 – Fonte Regione Lombardia

Figura 4: Mappa della densità abitativa – Fonte Regione Lombardia

Figura 5: Comuni in area prioritaria – Fonte Regione Lombardia. Individuazione da DGR n. XII/508 del 26/6/2023

Tabella 2: Primo elenco di comuni lombardi in area prioritaria – Fonte Regione Lombardia (DGR n. XII/508 del 26/6/2023)

Occorre infine sottolineare che la concentrazione di radon indoor dipende da una molteplicità di fattori, tra cui le caratteristiche geomorfologiche del sottosuolo, le caratteristiche costruttive, i materiali utilizzati, le modalità di aerazione e ventilazione, nonché le abitudini di utilizzo della singola unità immobiliare. Per tale motivo l’unico modo per valutare con certezza la concentrazione di radon in un ambiente indoor è quella di eseguire la determinazione sperimentale della sua concentrazione.

Anche per tale motivo sono attualmente in corso ulteriori campagne di misura, promosse da Regione Lombardia ed effettuate in collaborazione da ARPA Lombardia e le ATS, allo scopo di acquisire maggiori dati ed informazioni utili per la migliore definizione e l’aggiornamento dell’elenco dei comuni in area prioritaria. In continuità con gli anni precedenti, per monitorare l’adozione delle “Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor” da parte dei Comuni lombardi, la Struttura Ambienti di Vita e di Lavoro della DG Welfare ha richiesto la compilazione di una survey per verificare il recepimento nei Regolamenti Edilizi Comunali (REC), o insubordine nella normativa tecnica dei Piani delle Regole dei rispettivi Piani di Governo del Territorio (PGT).

In base ai dati ricavati dalla survey risulta che al 2023 circa il 49% dei Comuni lombardi ha adottato nei propri Regolamenti edilizi le “Linee Guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor” di cui al decreto Direttore Generale Sanità n. 12678 del 21/12/2011.

Come si misura il radon indoor

Le misure di concentrazione di radon in aria indoor sono essenziali per valutare l’esposizione delle persone che frequentano o abitano i locali; tali misurazioni sono relativamente semplici da realizzare, ma devono essere realizzate secondo protocolli standardizzati affinché i risultati siano affidabili, confrontabili e riproducibili.

Una indicazione in tale senso, che in Italia ha costituito uno dei primi riferimenti utile, era fornita dalle “Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei”, (adottate dal Coordinamento delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano nel febbraio 2003) che per la prima volta illustravano le modalità di esecuzione delle misure annuali nei luoghi di lavoro ai sensi dell’ormai abrogato D. Lgs 241/00.

Più recentemente, l’Allegato II al D.Lgs. 101/2020 specifica al punto 3.a della Sezione I che la misurazione di concentrazione media annua di attività di radon in aria deve essere effettuata per un intero anno solare, mediante uno o più periodi di campionamento consecutivi, utilizzando metodiche di misura riferibili a norme tecniche nazionali o internazionali [UNI EN ISO 11665-5:2020, WHO 2009]. Le misurazioni della concentrazione media annua di attività di radon in aria e la redazione delle relative relazioni tecniche devono essere pertanto effettuate da servizi di dosimetria riconosciuti ai sensi dell’articolo 155 dello stesso Decreto, tenuto conto delle indicazioni dell’articolo 127. Nelle more del riconoscimento, in base al comma 7 dell’articolo 17, sono definiti “organismi idoneamente attrezzati” quelli che soddisfano i requisiti minimi indicati nell’allegato II del decreto.

Sulla pagina web istituzionale di Regione Lombardia dedicata alla “prevenzione dell’esposizione algas radon”, è disponibile l’elenco regionale aggiornato dei soggetti che svolgono attività di servizio di dosimetria ed hanno autocertificato il possesso dei requisiti di legge.

È necessario seguire alcuni criteri al fine di misurare la concentrazione di gas radon in ambienti chiusi e adibiti ad attività con permanenza continua di persone (abitazioni, uffici pubblici e luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 101/2020, da ultimo modificato con il D.Lgs. 203/2022 e poi integrato da precise indicazioni e criteri di cui al PNAR 2023-2032 cui lo stesso D.Lgs. 101/2020 rimanda nelle sue previsioni) e conseguentemente valutare la necessità/opportunità per avviare soluzioni tecniche per ridurre la concentrazione di radon.

Sebbene siano i prodotti di decadimento, e principalmente il polonio (Po-218 e Po-214), i maggiori responsabili della dose di radiazioni fornita dal radon, la misura della concentrazione di attività di gas radon è generalmente considerata una valida alternativa alle misurazioni della concentrazione dei prodotti di decadimento, anche a causa della sua relativa semplicità ed efficacia in termini di costi.

Attualmente i dispositivi di misura maggiormente utilizzati sono: i rivelatori a tracce, le camere a ionizzazione a elettrete, i rivelatori ad integrazione elettronica e i rivelatori in continuo. I primi due sono di tipo passivo, non necessitano di alimentazione elettrica per funzionare e misurano la concentrazione media di radon del periodo misurato. Gli altri sono di tipo attivo, possono disporre di una pompa di campionamento e consentono di monitorare l’andamento temporale della concentrazione di radon, in genere su tempi più limitati.

La scelta del tipo di rivelatore da utilizzare dipende dall’informazione desiderata (la concentrazione media di attività di radon o la sua variazione temporale) e dalla durata della misurazione: si definiscono short term, cioè a breve termine, le rilevazioni che effettuano misure di qualche giorno o settimana e long term quelle su lungo periodo (almeno qualche mese).

Le misure a breve termine (short-term) sono adatte a dare una prima e immediata indicazione di massima sulla concentrazione di gas presente in un ambiente, con il limite che tale concentrazione si riferisce al solo periodo di effettuazione della misura, è fortemente influenzata dai numerosi parametri, anchemeteorologici e stagionali, e non può essere ritenuta rappresentativa delle reali concentrazioni medie. Questo tipo di misurazione è utile soprattutto quando si vuole progettare e/o conoscere l’efficacia di interventi di mitigazione con misure ex ante ed ex post; in questi casi le misure sono effettuate preferibilmente con monitor in continuo in grado di fornire informazioni quantitative sulle variazioni temporali delle concentrazioni di radon in un ambiente, anche in relazione alla eventuale attivazione o disattivazione di sistemi di ricambio d’aria o di altri interventi di mitigazione.

Le misurazioni a lungo termine (long-term), eseguite in normali condizioni di utilizzo e di ventilazione dei locali, sono quelle più adatte a determinare la concentrazione di radon presente inun ambiente. Per valutare la concentrazione media annua di attività di radon in un locale si eseguono di norma due misure semestrali consecutive, al fine di tener conto della variabilità stagionale e delle diverse condizioni meteorologiche. Fermo restando quanto indicato al punto 3. a della Sezione I dell‘Allegato II al D.Lgs. 101/2020, la scelta del metodo di misura può essere fatta in funzione dell’obiettivo e del tipo di informazione desiderata.

In Tabella 3 vengono indicate le principali tipologie dei dispositivi in uso per la misura della concentrazione di radon e le loro caratteristiche; la Tabella 4 fornisce ulteriori informazioni circa gli utilizzi di tali dispositivi.

IL RADON NEGLI EDIFICI

Meccanismi di ingresso

La principale sorgente di radon negli edifici è il suolo, in particolare nelle aree in cui si sono riscontrati valori di concentrazioni elevati negli edifici.

Spesso lo strato superiore del terreno è scarsamente permeabile costituendo una barriera per la risalita del radon nell’edificio; tuttavia, la penetrazione delle fondamenta nel terreno può creare canali privilegiati di ingresso del gas all’interno degli edifici.

La risalita del gas radon dal suolo verso l’interno dell’edificio avviene per effetto della lieve depressione, causata essenzialmente dalla differenza di temperatura tra interno ed esterno dell’edificio, in cui viene a trovarsi l’interno dell’edificio rispetto all’esterno per fenomeni quali l’“effetto camino” (Figura 6) e l’“effetto vento” (Figura 7); tale depressione provoca un “risucchio” dell’aria esterna, anche dal suolo, verso l’interno dell’edificio.

Il fenomeno è più significativo quanto maggiore è la differenza di temperatura tra interno ed esterno dell’edificio.

La differenza di pressione può essere amplificata dalla presenza di venti forti e persistenti, i quali investendo l’edifico direzionalmente, possono creare forti pressioni sulle pareti investite e depressioni su quelle non investite, accentuando il “richiamo” di aria dal suolo verso l’interno dell’edificio (“effetto vento”).

A causa della dipendenza dalle differenze di temperatura e di velocità dell’aria, la concentrazione di radon indoor è variabile a seconda delle condizioni meteorologiche e può presentare sensibili variazioni sia giornaliere che stagionali.

Il radon tende a diminuire rapidamente con l’aumento della distanza degli ambienti abitati dal suolo; si avrannoquindi normalmenteconcentrazioni di gas radonpiùelevati nei localiinterrati oseminterrati rispetto ai locali posti a piani rialzati.

La differenza di pressione può essere inoltre accentuata da fattori quali:

● impianti di aspirazione (cappe delle cucine, aspiratori nei bagni, ecc.) senza un sufficiente approvvigionamento di aria dall’esterno;

● presenza di canne fumarie senza prese d’aria esterna;

● mancanza di sigillatura delle tubazioni di servizio.

I materiali da costruzione

Anche alcuni materiali da costruzione possono essere causa di un significativo incremento delle concentrazioni di gas radon all’interno dell’edificio, a causa del loro contenuto di radionuclidi di origine naturale.

I materiali che possono costituire una sorgente significativa di radon indoor sono quelli caratterizzati da un elevato contenuto di Ra-226 (precursore del radon) e da un’elevata permeabilità al gas.

La Commissione Europea ha emanato un documento [RP 112] che indica che i materiali da costruzione non dovrebbero contribuire al superamento di concentrazione di gas radon pari a 200 Bq/m3 negli edifici. Numerosi sono gli studi che hanno approfondito tale tematica; le misurazioni del contenuto di Ra-226 nei materiali lapidei italiani hanno mostrato valori di attività specifica che vanno da meno di 1 Bq/kg a qualche centinaio di Bq/kg. In campioni di tipo sedimentario, come i travertini, si sono riscontrate le concentrazioni più basse; valori più elevati sono stati invece osservati nei graniti e nelle sieniti (250-350 Bq/kg di Ra-226).

Un primo studio italiano [Righi 2006] ha misurato la radioattivitànaturale diun campioneristretto di materiali da costruzione comunemente usati in Italia; da tale rilevazione è emerso che sono numerosi i materiali che hanno un indice di rischio eccedente i valori di riferimento indicati dalla Commissione Europea. Tale indice di rischio è tuttavia da correlare alle proprietà del materiale ed al suo uso; lo studio infatti ha evidenziato che i materiali basaltici e i composti ceramici avevano valori di emanazione di radon più elevati rispetto ad altri materiali con i medesimi indici di rischio.

Un successivo studio [Trevisi 2012] condotto a livello europeo ha determinato i livelli di radioattività naturale di materiali edilizi provenienti da numerosi paesi europei ed ha valutato che numerosi sono quelli che superano i valori indicati dalla Commissione Europea; le misurazioni confermano una elevata concentrazione di radionuclidi naturali nelle pietre di origine vulcanica e di origine metamorfica.

In un più recente studio [Rapporto ISTISAN 17/36] sono state raccolte le misure di concentrazione di attività di radionuclidi naturali quali Ra-226, Th-232 e K-40 su circa 23000 campioni di materiali strutturali e informazioni su densità ed emanazione e/o esalazione del radon relative a circa 1500 campioni di materiali da costruzione o di loro componenti. I valori di attività specifica del Ra-226 si confermano molto variabili, ma tendenzialmente più alti nei materiali derivati da rocce ignee.

Caratteristiche dell’edificio e rischio radon

I principali punti attraverso i quali l’aria carica di gas radon riesce a penetrare dal suolo nell’edificio sono le aperture, le fessurazioni, i giunti o le superfici particolarmente permeabili.

A parità di presenza di radon nel suolo e di differenza di pressione interno – esterno, l’effettiva concentrazione del gas radon è fortemente influenzata dalle caratteristiche tecniche dell’abitazione così come dalle sue caratteristiche di fruizione e di gestione (Tabella 5).

Tabella 5: fattori che facilitano la presenza di radon indoor

L’utilizzo abituale di ambienti seminterrati o interrati (es. taverne, locali hobby) come spazi di vita quotidiana o a permanenza prolungata rappresenta una pratica diffusa in alcune aree del territorio, in particolare nel Nord Italia, per ragioni di tipo abitativo, culturale e climatico. Tali ambienti, spesso ben rifiniti e di ampie dimensioni, sono frequentemente impiegati per attività conviviali, ricreative o di studio/lavoro.

Tuttavia, i locali al di sotto del piano terreno presentano un rischio significativamente maggiore di accumulo di gas radon, oltre a criticità legate a umidità, muffe e scarsa ventilazione, che possono impattare negativamente sulla qualità dell’aria indoor e sulla salute degli occupanti.

In particolare:

• il radon penetra più facilmente in ambienti interrati a causa della prossimità con il suolo e della ridotta ventilazione naturale;

• l’umidità in eccesso può favorire la crescita di muffe indoor, associate a effetti irritativi e allergici; • la ventilazione inadeguata comporta un accumulo di inquinanti chimici e biologici.

In questi casi si raccomanda un approccio precauzionale, soprattutto nei casi in cui bambini o soggetti fragili trascorrano molte ore in tali ambienti.

Si ritiene opportuno, inoltre, che vengano fornite indicazioni inerenti all’aerazione minima di tutti i locali di servizio, quali cantine, locali tecnici, ecc. posti al piano interrato o seminterrato, sottostanti locali con presenza di persone, poiché tali locali possono costituire ambienti in cui si accumula il gas radon, che inevitabilmente, successivamente può infiltrarsi nei locali al piano superiore. Tale aspetto raramente è disciplinato dai regolamenti di igiene comunalio dai regolamenti edilizi. Tali aperture di aerazione, fatto salvo impedimenti tecnici, dovrebbero essere collocate il più vicino possibile all’intradosso del solaio sovrastante.

Radon ed efficientamento energetico

Negli ultimi anni è risultata sempre più forte la volontà di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti e dei fabbricati di nuova costruzione, al fine di ridurne l’impatto energetico-ambientale e favorire al contempo la creazione di ambienti interni salubri.

Tuttavia, le riqualificazioni per l’efficientamento energetico ambientale degli edifici, che portano a “sigillare” l’edificio al fine di evitare le dispersioni termiche, possono indurre effetti negativi sulla qualità ambientale interna.

Tra le diverse sostanze nocive che possono accumularsi negli ambienti chiusi, la presenza del gas radon è di grande rilevanza. In particolare, gli interventi di efficientamento energetico che comportano l’isolamento completo e omogeneo dell’edificio, compresi i balconi, le finestre, i tetti, i muri, le porte e i pavimenti, se non abbinati ad un adeguato sistema di ventilazione degli ambienti interni, possono comportare l’aumento della concentrazione di radon negli ambienti.

L’analisi della letteratura scientifica recente evidenzia infatti una diretta connessione tra i livelli di radioattività nelle abitazioni e le nuove pratiche di costruzione di nuovi fabbricati e di ristrutturazione di edifici preesistenti, a causa della maggiore ermeticità e quindi della minore permeabilità dell’edificio. Inoltre, il non corretto posizionamento dei pannelli isolanti sulle pareti esterne potrebbe favorire la risalita del radon nell’intercapedine tra il cappotto termico e il muro e quindi l’ingresso nell’edificio attraverso fessurazioni nell’involucro.

Più in generale, l’isolamento termico degli edifici, se non associato ad una adeguata ventilazione e in correlazione conaltreabitudini e stilidi vita, qualil’usodi prodotti per lacasae ilfumodi tabacco, potrebbero compromettere seriamente la qualità dell’aria interna, accrescendo la concentrazione di radon indoor, derivanteanche daglistessicomponenti dei prodotti da costruzione, nonché di agenti pericolosi (bioeffluenti, particelle, VOC, SVOC, muffa/umidità), provenienti dai rivestimenti di finitura, dalle vernici e dagli arredi. Nell’ambito delle azioni di mitigazione, pertanto, la combinazione di un involucro edilizio altamente ermetico e di un sistema di ventilazione meccanica o naturale con recupero del calore sono fondamentali per migliorare la qualità dell’aria interna e ridurre il potenziale di radon indoor, senza compromettere l’efficienza energetica dell’edificio.

SVILUPPI INNOVATIVI, SOLUZIONI APPLICABILI, DATI E DOCUMENTAZIONE RELATIVA A PROGETTI REALIZZATI PER LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO RADON INDOOR FINALIZZATE

TECNICHE DI PREVENZIONE E MITIGAZIONE

Il fattore su cui è più immediato e semplice intervenire per ridurre le esposizioni al gas radon nelle abitazioni è quello legato alla tipologia e alla tecnologia costruttiva dell’edificio.

Le tecniche di controllo dell’inquinamento indoor da gas radon possono essere schematicamente riassunte in:

● barriere impermeabili (evitare l’ingresso del radon all’interno degli edifici con membrane a tenuta d’aria);

● depressione alla base dell’edificio intercettare il radon prima che entri all’interno degli edifici aspirandolo per espellerlo poi in atmosfera);

● pressurizzazione alla base dell’edificio (deviare il percorso del radon creando delle sovrappressioni sotto l’edificio per allontanare il gas).

È chiaro che, per quanto sia indispensabile evitare l’ingresso del gas radon nelle abitazioni e luoghi di lavoro, si deve parimenti provvedere all’allontanamento di quello che, malgrado le misure contenitive, riesce a superare le barriere. L’isolamento degli stabili dovrebbe essere progettato a senso unico consentendo un continuo ricambio d’aria con l’esterno al fine di abbattere la concentrazione di radon superstite alle misure.

Barriere impermeabili

Si tratta di una tecnica applicabile prevalentemente nella nuova edificazione ma adattabile anche in edifici esistenti e consiste nello stendere sull’intera superficie dell’attacco a terra dell’edificio una membrana impermeabile che separi fisicamente l’edificio dal terreno. In questo modo il gas che risalirà dal suolo non potrà penetrare all’interno dell’edificio e devierà verso l’esterno disperdendosi in atmosfera (Figura 9).

È una tecnica che già viene normalmente eseguita in diversi cantieri allo scopo di evitare risalite dell’umidità capillare dal terreno. Spesso, tuttavia, la membrana viene posta solo sotto le murature (membrana tagliamuro per evitare il rischio di umidità sulle murature a piano terra) ma per essere efficace anche nei confronti del gas radon deve essere posata su tutta l’area su cui verrà realizzato l’edificio e senza soluzione di continuità prevedendo termosaldature tra i fogli e sovrapposizioni laddove necessario.

Figura 9: una membrana impermeabile antiradon di separazione fra l’attacco a terra e l’edificio è un sistema efficace nei confronti dell’ingresso del radon nelle abitazioni, purché attentamente posata.

In commercio sono disponibili numerose membrane “antiradon”; è opportuno, tuttavia, evidenziare che anche una membrana impermeabile (bituminosa, PVC, ecc.) fornisce adeguate prestazioni, specie se del tipo “barriera al vapore” e sottolineare che la posa in opera riveste un ruolo determinante sull’efficacia della barriera. Va ricordato infatti che il radon non fuoriesce dal terreno in pressione, ma viene richiamato dalla leggera depressione chesi crea all’internodell’edificioed è quindi sufficienteostacolarequestoleggeroflusso di gas con una barriera sintetica.

Particolare attenzione deve però essere posta alla posa in opera della membrana, evitando qualsiasi tipo di perforazione o lacerazione che potrebbe risultare poco importante nell’arrestare la risalita nell’edificio dell’umidità ma sicuramente più critica per quanto riguarda il radon. Per questo motivo il suggerimento è quello diposare innanzitutto unastrisciadi membranaal di sottodellemuratureportantifacendola risvoltare in parte sul piano orizzontale di calpestio. Una volta completata l’esecuzione delle murature, e poco prima della posa dello strato isolante, oppure del getto del massetto impiantistico o di altro strato di completamento, sarà posata la membrana sull’intera superficie sovrapponendola per una quindicina di centimetri con la parte sporgente della membrana tagliamuro e sigillando o incollando i lembi sovrapposti. In questo modo si limiterà al minimo il calpestamento della membrana e il rischio di rotture (Figura 10).

Figura 10: la membrana posta sulla superficie orizzontale andrà sovrapposta per circa 15 cm sulla membrana tagliamuro e sigillata o incollata per una perfetta tenuta all’aria.

Depressione alla base dell’edificio

È una tecnica basata sull’aspirazione del gas prima che possa trovare un percorso verso l’interno dell’edificio e che si realizza creando una depressione d’aria al di sotto o in prossimità dell’edificio tramite un ventilatore di adeguata potenza. Questo sistema di mitigazione può essere realizzato in diversi modi in funzione della tipologia della costruzione (in particolare dell’attacco a terra) e a seconda che si intervenga su edifici esistenti o di nuova costruzione.

I punti di aspirazione, di cui in seguito verranno illustrate le modalità esecutive, possono essere anche più di uno infunzione della dimensione del fabbricato e tenendo conto che, inlinea di massima, l’efficacia di questo intervento si esplica all’interno di un raggio di 6-8 metri dal punto di aspirazione.

In caso di edifici esistenti l’aspirazione che mette in depressione la base dell’edificio può essere effettuata:

● direttamente nel terreno al di sotto o al perimetro dell’edificio in caso di costruzioni il cui solaio a terra poggi direttamente sul terreno senza alcuna intercapedine, vespaio, locale interrato e seminterrato o altri volumi fra locali abitati e terreno. In pratica si tratta di intercettare, con un sistema di aspirazione, le fratture, i vuoti, le porosità attraverso le quali il gas trova un agevole percorso di risalita e in questi punti creare un risucchio che devii il percorso del gas canalizzandolo verso l’esterno dell’edificio.

Laddove al piano terra siano presenti locali di servizio (autorimesse, cantine, lavanderie) sarà possibile effettuare uno scavo al centro dell’edificio e canalizzare il gas all’esterno (Figura 11).

Se le finiture interne o le destinazioni d’uso non consentono questa tipologia di intervento, il punto di aspirazione può essere applicato nell’immediato perimetro dell’edificio, ovviamente con una minore efficacia nei confronti della superficie dell’edificio e quindi valutando l’opportunità di due o più punti contrapposti di aspirazione (Figura 12);

● all’interno di un volume preesistente, per esempio un vespaio, che funge da volume da mettere in depressione e che intercetta ed espelle il gas prima che entri nell’alloggio (Figura 13);